A woman walks past electronic boards showing various currencies' exchange rates including between the Japanese Yen against the Euro (top L) outside a brokerage in Tokyo July 13, 2015. REUTERS/Issei Kato
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Euro digitale, la lezione cinese: non copiare lo e-yuan

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Pochi giorni fa, durante un’intervista, Christine Lagarde ha sostenuto che l’Eurozona e la Bce sono in ritardo di cinque anni rispetto alla Cina nello sviluppo di una valuta digitale. Resteremo indietro. Meglio così, viene da pensare. Pechino sta infatti accelerando nella creazione di un e-yuan per ragioni che non sono tutte di carattere economico. Anzi, almeno un paio, e rilevanti, sono il contrario di quanto è accettabile in Occidente.

La valuta digitale sullo smartphone
Attorno all’inizio del nuovo anno cinese (del bufalo), lo scorso 12 febbraio, è diventata famosa la distribuzione in parecchie città, da parte delle autorità, di «pacchetti rossi», hongbao, piuttosto diversi da quelli tradizionali: si è trattato di e-hongbao che non contengono banconote ma la valuta digitale che può essere scaricata sullo smartphone. È una pratica in uso da qualche anno ma che ora sta prendendo piede. Non è solo un modo per spingere i cinesi a usare strumenti di pagamento non-cash: è per abituarli a usare la valuta elettronica creata dalla Banca del Popolo di Cina, la banca centrale; e quella sola.
La ragione ufficiale per la quale il governo guidato da Xi Jinping sta cercando di bruciare le tappe nella corsa verso il renminbi digitale (e-yuan) è che il salto tecnologico dovrebbe aiutare la Cina a espandere il ruolo internazionale della sua valuta e fare una concorrenza più seria all’egemonia del dollaro. In realtà, la motivazione non è solidissima: il motivo per il quale lo yuan è poco usato come moneta di riserva, o almeno rilevante, nel mondo è che il sistema finanziario cinese è ancora troppo chiuso e opaco per attrarre investitori e operatori esteri. E la digitalizzazione da sola non cambierà questa caratteristica dell’epoca analogica.

L’eliminazione del contante e delle transazioni in banconote
Il dato di fatto, piuttosto, è che l’obiettivo dell’e-yuan è l’eliminazione delle transazioni in banconote. E al fondo il vero motivo riconosciuto da tutti gli esperti del settore è semplice: il controllo totale da parte del partito-Stato dell’attività economica e finanziaria. Un ulteriore e pervasivo strumento di ingerenza nella vita dei cittadini. Mentre in Occidente le criptovalute sono sviluppate «dal basso», a livello orizzontale e con una logica per lo più libertaria in contrasto con le banche centrali, anzi per sfuggire a esse, in Cina la moneta elettronica è non solo controllata dalla Banca del Popolo della Cina ma è anche creata da essa, viaggia su una piattaforma controllata centralmente e passa per le banche di Stato. La visuale delle autorità su ogni singola transazione è dunque totale e avviene in tempo reale. Se in Paesi democratici questa sorveglianza può in parte essere attenuata da regole e tribunali, in Cina ciò non è possibile: il potere non è sindacabile. Ufficialmente, il renminbi digitale dovrebbe avere anche lo scopo di tenere fuori dalla Cina le criptovalute estere: per farlo, però, il Partito Comunista avrebbe metodi più semplici che l’imposizione generalizzata di una criptovaluta.

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