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Greggio in calo su focolaio Covid a Pechino e timori inflazione

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I prezzi del greggio sono in ribasso a causa di una recrudescenza dei casi di Covid-19 a Pechino, che ha intaccato le speranze di una ripresa della domanda cinese, e dell’ulteriore pressione dovuta ai timori di altri aumenti dei tassi di interesse per riportare sotto controllo l’inflazione.

Il distretto più popoloso di Pechino, Chaoyang, ha annunciato tre cicli di test di massa per sedare un focolaio di coronavirus legato ad un bar aperto 24 ore.

I timori di ulteriori rialzi dei tassi, accentuati dai dati sull’inflazione statunitense di venerdì, hanno pesato sui mercati finanziari.

Alle 10,30 Brent è in ribasso di 2,01%, a 119,60 dollari al barile, mentre i futures sul greggio statunitense cedono 2,07%, a 118,13 dollari al barile.

Il 2022 è stato un anno di forte crescita per i prezzi del petrolio, sostenuti in particolare dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che ha aggravato i timori sull’offerta in un momento di ripresa della domanda di greggio e derivati dopo la fine dei lockdown. A marzo il Brent ha toccato i 139 dollari, ai massimi dal 2008, ed entrambi i contratti sono saliti di oltre l’1% la scorsa settimana.

L’offerta rimane limitata, con i membri dell’Opec+ che non sembrano in grado di rispettare pienamente gli aumenti di produzione promessi a causa di carenze in termini di infrastrutture, delle sanzioni alla Russia e della produzione libica quasi dimezzata dai disordini.

Le borse asiatiche hanno chiuso in ribasso, condizionando anche l’apertura dei mercati europei, influenzate dai dati sull’inflazione statunitense venerdì hanno mostrato un incremento dell’8,6% dell’indice dei prezzi al consumo il mese scorso. [MKTS/GLOB]

I dati hanno messo in allerta i mercati, che ora temono che la Federal Reserve possa adottare inasprimenti troppo decisi della politica monetaria e portare ad un brusco rallentamento dell’economia. La prossima decisione della Fed è prevista per mercoledì.

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