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Italia, allarme Ocse per disoccupazione giovanile, disparità con ‘smart working’

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L’Ocse segnala l’aumento del tasso di disoccupazione giovanile in Italia, che era già a un livello elevato prima della pandemia, e rileva che il ricorso al lavoro da casa ha ampliato le disparità tra i lavoratori.

Con il Covid-19 la disoccupazione giovanile in Italia è cresciuta “da un livello già alto del 28,7% al picco del 33,4%” lo scorso gennaio, dice l’organizzazione con sede a Parigi.

L’Italia, sottolinea l’Ocse, “fa parte di una manciata di Paesi in cui il tasso di disoccupazione giovanile resta molto vicino al livello più alto nella primavera 2021. Di contro, il tasso di disoccupazione giovanile Ocse è partito dall’11,4%, raggiungendo un picco al 19% all’inizio della crisi – aprile 2020 – per poi scendere al 14% entro l’aprile 2021”.

Con la crisi è cresciuto moltissimo nel nostro Paese il ricorso allo smart working, con le persone al lavoro da casa passate da meno del 5% prima della crisi – contro una media Ocse del 16% – al 40%.

Ma l’accesso allo smart working, dice l’Ocse, “è stato particolarmente disuguale” in base alla formazione: ad aprile 2020 la quota era del 60% tra i lavoratori laureati, mentre restava “trascurabile” tra gli impiegati con una preparazione scolastica bassa.

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